I consigli di un comico contro il bullismo

Come bulli e bullismo si disinnescano con l’arma dell’autoironia, i consigli di un ex bullo-bullizzato

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Quando quattro anni fa ho iniziato la mia nuova vita non avrei mai pensato di poter essere oggi qui davanti a voi a raccontare alcune delle mie esperienze, per me è un onore e lo considero come uno dei vantaggi del mio “mestiere”.

Quale mestiere poi? Il comico? Lo scrittore? L’attore? L’inviato televisivo? Il casinista?

Mi chiedo spesso quale sia il motivo profondo di tutte queste attività all’apparenza scollate l’una  dall’altra, poi oggi mi ritrovo davanti a voi e riesco facilmente a darmi una risposta.
Sono qui, come quelli che dopo essere scampati miracolosamente ad un incidente raccontano la propria esperienza per fare in modo che altri non incappino in disavventure simili. Anche io come “sopravvissuto” della vita sono qui, ma non per farvi la solita reprimenda, tipo non fate questo, non fate quello ecc. ma per “condividere” insieme degli episodi significativi che mi hanno segnato e che crescendo “si fa per dire” sono stati interpretati ed usati da me come strumenti per affrontare la realtà, ed è quello che posso darvi io oggi, non dall’alto di un piedistallo, o di una cattedra come un insegnante, ma come un fratello più grande, per altro io non sono un padre, non conosco questo mestiere, io mi considero ancora figlio, anzi mia madre ancora mi tratta come un bambino.
Comunque vi dicevo non voglio essere il tipo che vi dice cosa fare e cosa non fare, io poi che ho un curriculum di cazzate fatte e dette che non basterebbe un trimestre per raccontarle, quello che vi do è solo un consiglio un po folle, ragazzi, sbagliate! Si sbagliate, non abbiate paura di sbagliare perché gli errori che farete adesso saranno i termini con i quali farete le cose giuste un domani.

Posso dirvi però con precisione quando è iniziata la mia nuova vita, è iniziata quando ho incominciato a ridere di me stesso.

È da quel momento che sono nato ed è da qui che voglio partire per raccontarvi sotto questa luce alcune mie esperienze, che solo pochi anni fa mi sarei vergognato a raccontare.
Oggi si fa un gran parlare di bullismo, ed io mi sento di dire la mia perché sono stato sia bullo che vittima e voglio parlarvi di ambedue, perché anche il bullo paradossalmente è vittima, vittima di se stesso ovviamente.

Cosa c’è dietro al bullismo?

La parola bullismo è di fresco conio, prima che venisse etichettato esisteva, io credo che sia sempre esistito, chi non si ricorda il bullo più famoso della letteratura il Franti del libro Cuore, ma ancor prima delle scuole episodi di prepotenze ai danni dei soggetti più deboli ci sono sempre stati, ora ci sarebbe da chiedersi il perché questo sia diventato un fenomeno e la risposta probabilmente la troverete nelle vostre tasche.
Si, il boom se vogliamo chiamarlo così del fenomeno è dovuto alle nuove tecnologie, il bullo non si muove mai da solo, immaginiamoci una scena classica, corridoio della scuola armadietto, uno “sfigato” che sistema le sue cose e ad un certo punto arriva sempre un tipo con l’aria da duro, di solito ha il giubbotto di pelle ed è sempre spalleggiato, sì perché il bullo ha bisogno del pubblico e della spalla è come un attore, senza il pubblico non funziona, il suo atto deve essere testimoniato, visto apprezzato, altrimenti non ha senso, le sue “performance” spesso vengono filmate con i telefonini, quindi il bullo si senta ancora di più il protagonista perché aumentando il pubblico deve fare di più, essere più cattivo, più spietato ed ecco allora perché il bullismo è diventato ancora più pericoloso, se poi aggiungete che queste tecnologie limitano i contatti reali tra le persone la vittima si sentirà ancora più isolata e si convincerà di essere diverso, difettoso…si chiuderà ancora di più.
Io sono stato un bullo, lo ammetto, lo sono diventato perché volevo essere al centro dell’attenzione, farmi notare dai più grandi, nella mia stupidità e pochezza la scorciatoia era quella di attaccare il più debole e possedendo un talento naturale nel trovare ed ingigantire i difetti altrui ero un vero e proprio aguzzino. Andando al liceo però, soprattutto i primi anni, confrontandomi con i ragazzi più grandi il ruolo si è ribaltato, da carnefice a vittima; questo mio volere a tutti i costi farmi notare l’ho pagato a caro prezzo una sorta di legge del contrappasso mi ha colpito proprio durante l’adolescenza, volendo stare con i più grandi sono diventato io l’anello debole e una vittima di soprusi che per una specie di malattia che potrei definire tipo  “sindrome di stoccolma”, non riusciva a separarmi dai miei aguzzini, anche quella situazione mi faceva essere al centro delle attenzioni mi faceva esistere, tornavo a casa con i lividi sulle braccia e sfogavo la mia rabbia con quelli più deboli di me, in famiglia con mia sorella più piccola a cui chiedo scusa.
Comunque, le mie insicurezze si sono amplificate e pagate a caro prezzo, per molto tempo non sono riuscito più ad uscire di casa.
Poi decisi che era il momento di vestire i panni il duro, mi iscrissi ad un corso di kick boxing, mi riempii di tatuaggi, facevo sempre a botte ecc. una strategia che non ha fatto altro che farmi accumulare molta più rabbia.

Ma torniamo all’oggi, rispetto al bullismo, i mass-media, quali modelli ci propongono?

Modelli irraggiungibili, perfetti, nessun difetto, fisici scolpiti, bellezza assoluta, eterna giovinezza, onnipotenza sembra che tutto sia facile, che tutti possano fare tutto, senza nessun senso del limite, perché i genitori di oggi come quelli della mia generazione non sono riusciti non ad insegnarlo ma ad incarnarlo come dice in un bellissimo libro Massimo Recalcati.
Ma se i modelli proposti sono questi, noi comuni mortali come facciamo a viver e, se non riusciamo a raggiungerli, che “campiamo a fare”, allora ci si sforza e inevitabilmente si fallisce: anoressia, bulimia autolesionismo, sono esempi di non accettazione. Facciamo un esempio, l’esempio del pantalone alla moda, se non avete il fisico tentate di infilarveli lo stesso, uno soffre per indossarli e per sopportarli, due si appare ridicoli, e anche a chi stanno precisi perché la natura lo ha omaggiato di un fisico asciutto beh non e lui, è senza personalità, è un imitatore, e anche chi va contro queste tndenze vive contro qualcosa quindi non libero ma ugualmente influenzato.
Quindi come uscirne? Libertà innanzitutto, autonomia e soprattutto, accettarsi, che non significa che se sei grosso con l’accetta ti togli un po di grasso, quella non è la soluzione.
Quindi dicevamo, accettarsi con i propri difetti, farne un punto di forza, sono quelli che ci rendono unici, io ragazzi non sarei così bello senza questa enorme proboscide al posto del naso.
E quì entriamo nella questione che ci interessa, l’autoironia, che non vuol dire prendere in giro un’automobile, bensì ridere di se stessi, vi dicevo che sono riuscito ad uscire da quel periodo nero fatto di prepotenze fatte e subite e cresciuto davvero, quando ho incominciato a ridere di me stesso, accettando quelli che erano i miei limiti e i miei difetti.

Il bullismo si sconfigge con l’autoironia

L’autoironia è una strepitosa arma di difesa contro tutto è soprattutto contro il bullismo, un esempio che mi riguarda:  quando ero al liceo un amico mi soffiò la fidanzata sotto il naso, per vendicarmi misi in piedi una strategia denigratoria incredibile feci scritte sui muri, manifesti, persino adesivi con una caricatura che ritraeva il mio concorrente definendolo testa di c.., io mi aspettavo una reazione e quindi la resa dei conti, invece lui non disse niente tranne un giorno dopo l’uscita degli adesivi, si avvicino e mi disse “Ho visto gli adesivi, belli me ne daresti uno”
Bene, quel suo modo di fare mi smontò completamente, e ripensandoci anni dopo capì la grande lezione che mi aveva dato, mi aveva disinnescato, ora è uno dei miei migliori amici.
Quindi l’autoironia rappresenta, secondo me, l’arma migliore per scardinare il bullo, disinnescarlo, accompagnata da una bella risata neutralizza il nemico che diventa paradossalmente complice perché il successo della battuta denigratoria si nutre del risentimento di chi la subisce, se si crea “complicità” il bullo per magia…scompare.

Il comico che per esempio scherza con il pubblico anche insultandolo o prendendolo in giro, fa della complicità la riuscita della battuta. Chi subisce fa il gioco del bullo, ma il comico sa anche dove fermarsi, perché se si perde questa complicità  il numero non riesce.
Quindi accettare i propri “difetti” e scherzarci sopra, è rivoluzionario!
Libera dal giudizio altrui e sposta l’attenzione e l’ossessione di se stessi, del proprio ego da difendere. Il mio consiglio è di provarci.